Capitolo 2
L’invenzione del Barolo

Il Barolo nasce da una storia d’amore. L’amore che sboccia alla corte di Versailles tra Juliette Colbert de Maulévrier, pronipote del ministro delle finanze del Re Sole, e Carlo Tancredi Falletti, Marchese di Barolo, Guardia d’Onore a Cavallo e Ciambellano di Napoleone. Si sposano nel 1806 e si trasferiscono in Piemonte, nei possedimenti del Marchese: la loro residenza è il barocco Palazzo Barolo a Torino. Da lì partono per soggiorni nella tenuta di campagna: il Castello di Barolo nel centro del paese è la dimora invernale; sulla collina sovrastante, il Castello della Volta è la residenza estiva. Qui, tra i vigneti di Nebbiolo, Juliette sente l’aria di casa, della sua Vandea nelle terre della Loira, dai cui vigneti si ottenevano già allora pregiatissimi vini.

Giulia Colbert è una delle prime donne imprenditrici della storia. Appena arrivata a Barolo capisce le potenzialità dell’uva Nebbiolo. 

Si rende conto che queste uve possono dare vita a un vino altrettanto nobile del Bordeaux e dei Borgogna della sua terra natia. Così fa ampliare l’antica Cascina del Pillone di fronte al Castello di Barolo con nuove cantine, dove vinificare l’uva in un luogo protetto dalle rigide temperature tardo autunnali. 

In questo modo il nebbiolo – l’uva a maturazione più tardiva – riesce a ultimare la fermentazione alcolica e completare la trasformazione degli zuccheri in alcol. Il vino di Nebbiolo compie, così, la sua metamorfosi: il vino dolce e frizzante di prima assume il corpo, la stabilità e la nobiltà di oggi.

La descrizione che il botanico Giorgio Gallesio fa in occasione della sua visita a Barolo il 19 settembre 1834 ritrae perfettamente la cantina e il vino dei Marchesi di Barolo: 

“Ho visitato la cantina del Marchese di Barolo: è un gran semi-sotterraneo con volte a botte… Vi erano 30 botti, in gran parte di vini vecchi…. Il vino di Barolo dura molti anni e il marchese di Barolo lo conserva per mandarlo alla Corte di Torino e ad altri.”

Giorgio Gallesio – Enrico Baldini: “I Giornali dei Viaggi” Reale Accademia dei Georgofili, 1995.