Siamo a Barolo, nelle Langhe
e il Re dei Vini è nato qui.

Marchesi di Barolo
capitolo II

LA STORIA

Il vino Barolo, che prende il nome dal nostro pease, è nato proprio qui, nelle storiche cantine dei Marchesi di Barolo, nella prima metà dell’Ottocento.

Marchesi di Barolo
Prima del Barolo, il vino prodotto con l’uva nebbiolo offriva tutt’altra esperienza al gusto: era un vino dolce e frizzante. Nel 1787 infatti, il futuro Presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson, in visita a Torino, lo descrisse così nel suo diario di viaggio: Dolce come il vellutato Madera, astringente al palato come il Bordeaux e vivace come lo Champagne. Thomas Jefferson
Il Barolo
è nato
qui
Marchesi di Barolo
Fu solo più tardi, grazie all’intuizione della Marchesa Giulia di Barolo, che il vino assunse il corpo, la stabilità e la nobiltà di oggi. Fu sua, infatti, la volontà di costruire delle nuove cantine dove vinificare l’uva all’interno di grandi botti, in un luogo protetto dalle rigide temperature tardo-autunnali.
Ancora oggi, in cinque di queste botti di rovere ormai pluricentenarie, grazie ad una costante ed attenta manutenzione, il Barolo rinnova ogni anno la sua storia.

IL RE DEI VINI, IL VINO DEI RE

Marchesi di Barolo
Un giorno che la Marchesa si trovava a Corte, Re Carlo Alberto in tono scherzoso le disse: «Marchesa, sento tanto celebrare il vino delle sue tenute: quand’è che ce lo farà assaggiare?» «Vostra Maestà sarà presto accontentata» rispose la Marchesa.
Marchesi di Barolo
Difatti, qualche tempo dopo una lunghissima fila di carri tirati da buoi entravano in Torino tenendo tutta la via Nizza, diretti a Palazzo Reale [...] Erano più di trecento, una per ogni giorno dell’anno, ed erano l’<assaggio> del Barolo che la medesima (la Marchesa) mandava al Re. Dal libro “Il Paese del Barolo”, di Domenico Massé, Rettore del Collegio Barolo.
Il Re
dei Vini
Marchesi di Barolo

La fonte narra che la Marchesa Giulia fece portare al re ben 325 carrà (le botti da trasporto del tempo), una per ogni giorno dell’anno escludendo i 40 giorni di Quaresima, in cui anche Re Carlo Alberto avrebbe dovuto osservare il precetto cattolico dell’astinenza e del digiuno.

Marchesi di Barolo

Finalmente stabile e perfetto per essere trasportato per lunghe distanze senza subire alterazioni, ecco che il Barolo diventò presto il vino della corte di Savoia, degli ambasciatori e degli alti ufficiali dell’esercito, e in altro breve tempo si espanse nei banchetti reali e nobiliari di tutta Europa. Da qui nasce l’appellativo proverbiale “Il Re dei Vini, il Vino dei Re”.

3 secoli
di storia

L’ALCHIMIA DI
UNA STORIA
D’AMORE

XIX
XX
XXI

1782

Carlo Tancredi Falletti nasce a Torino, a Palazzo Barolo. Passò gli anni della sua giovinezza tra Barolo e Torino, intraprese numerosi viaggi in Olanda, Germania, Svizzera e Francia, ampliando le sue conoscenze e la sua nobiltà d’animo. La vasta cultura, l’ingegno, la comunanza di fede e di ideali di Juliette si ritrovarono in Carlo Tancredi.

1785

Juliette Colbert, pronipote del ministro delle finanze di Luigi XIV, nasce a Maulévrier, nella cattolica Vandea A soli 7 anni, fuggì, col padre in Olanda, per sottrarsi all’ira sanguinaria dei Rivoluzionari Sanculotti. Diventato Imperatore Napoleone Bonaparte, consentì il ritorno in patria ai Nobili espatriati. Di carattere forte, Juliette ebbe una severa e virile educazione ed un’istruzione quasi enciclopedica.

1806

Juliette e Carlo Tancredi, Guardia d’Onore a Cavallo e Ciambellano di Napoleone Bonaparte, si innamorano e si sposano a Versailles il 18 agosto coronando la loro storia d’amore.

1814

Juliette e Carlo Tancredi si trasferiscono a Torino, a Palazzo Barolo. Juliette prende, così, il nome italiano: Giulia. Raggiunto Barolo, Giulia intuì immediatamente che i vigneti della zona, godevano per suolo e microclima, di una giacitura particolarmente propizia, capace di esaltare le caratteristiche peculiari dell’uva prodotta da un vitigno autoctono già in quei tempi particolarmente apprezzato: il nebbiolo. Per quest’uva ricca e preziosa Giulia e Carlo Tancredi ampliarono progressivamente la Cascina del Pillone, dotandola di magnifiche cantine ipogee, in grado di accogliere tutte le uve prodotte nei loro poderi per vinificarle in un luogo ideale, protetto dai repentini sbalzi di temperatura, in modo da favorirne la completa fermentazione alcolica, creando, finalmente un vino secco, austero e serbevole.

1820

Per quest’uva ricca e preziosa Giulia e Carlo Tancredi ampliarono progressivamente la Cascina del Pillone, dotandola di magnifiche cantine ipogee, in grado di accogliere tutte le uve prodotte nei loro poderi per vinificarle in un luogo ideale, protetto dai repentini sbalzi di temperatura tipici delle rigide stagioni autunnali di quei tempi, in modo da favorirne la fermentazione alcolica e la completa trasformazione degli zuccheri in alcol, creando, finalmente e sistematicamente un vino secco, austero e serbevole.

1834

Giorgio Gallesio, dirigente pubblico e insigne botanico, ne “I Giornali dei Viaggi” descrive la sua visita a Barolo: “Il vino di Barolo dura molti anni e il marchese di Barolo lo conserva per mandarlo alla Corte di Torino e ad altri. In questo paese si crede che per avere del vino finissimo bisogna farlo di nebbiolo puro … Ho visitato la cantina del marchese Barolo: è un gran semi-sotterraneo con volte a botte...”

1853

A Torino si diffonde un’epidemia di colera, i Marchesi Falletti si attivano per organizzare ospedali temporanei e aiutare i malati. Il Marchese Carlo Tancredi viene contagiato e morirà tre anni dopo per gli strascichi della malattia.

1864

Muore la Marchesa Giulia, lasciando tutti i suoi possedimenti – comprese le Cantine in Barolo – all’Ente Morale da lei appositamente fondato: l’Opera Pia Barolo.

1873

Esposizione Universale di Vienna al Barolo 1869 delle Cantine dei Marchesi di Barolo viene tributata la Medaglia di Gran Merito.

1883

Lorenzo Fantini pubblica la Monografia sulla Viticultura ed Enologia nella Provincia di Cuneo e, a proposito del Barolo scrive: “[…] Eppoi, chi ha fatto la nomea a questo nebbiolo? Tutti lo sanno che sono i vini del compianto Marchese di Barolo, il quale in tempi in cui non si conosceva neanco di fama l’esportazione, sia per i mezzi che disponeva, sia ancora per le immense ed elevate relazioni che aveva, potè far conoscere i suoi vini in paesi in cui nessuno poteva far arrivare i suoi. Lo si chiamò semplicemente Barolo perché tale era il nome del comune da cui proveniva [...]”

1884

Esposizione Generale di Torino al Barolo delle Cantine dei Marchesi di Barolo viene assegnata la Medaglia d’oro.

1901

L’azienda vitivinicola di Barolo Cav. Felice Abbona e Figli conquista medaglie d’oro e croci di Gran Merito per il vino Barolo alle Esposizioni Internazionali di Parigi, Lione e Roma.

1911

L’azienda vitivinicola di Barolo Cav. Felice Abbona e Figli conquista la medaglia d’oro per il vino Barolo all’Esposizione Internazionale di Torino.

1928

Don Domenico Massè, Rettore del Collegio Barolo, pubblica “Il Paese del Barolo” dove scrive: “[…] a creare quel tipo di vino che va ora sotto il titolo di Barolo furono i Marchesi Falletti al principio dell’ottocento, i quali lo producevano con ogni cura nelle loro estesissime tenute di Barolo e Serralunga, e, valendosi delle loro numerose conoscenze e dei loro lunghi viaggi, lo fecero conoscere ed apprezzare [...]”

1929

Pietro Abbona acquisisce le Cantine dei Marchesi di Barolo, insieme al fratello Ernesto ed alle sorelle Marina e Celestina. Si stabiliscono nella storica Cascina del Pillone, che diventa casa e luogo di lavoro.

1933

Re Vittorio Emanuele III concede a Pietro Abbona la facoltà di innalzare lo Stemma Reale sull’insegna delle Cantine dei Marchesi di Barolo quali Fornitori della Real Casa. La tenuta nobiliare si trasforma in un’azienda vinicola strutturata ed efficiente, che porta i suoi vini sulle tavole dell’alta società, dei Papi, delle ambasciate italiane nel mondo e dei grandi e lussuosi transatlantici dell’epoca.

1947

A Palazzo Barberini l’Ambasciatore degli Stati Uniti, dopo aver degustato una bottiglia di Barolo dei Marchesi di Barolo esclama: “Best-Best-Best”.

1962

Luigi Carnacina su ‘Cibi e Vini’ pubblicato dall’Accademia della Cucina Italiana scrive: “il Barolo del 1953 dei Marchesi di Barolo è il miglior vino italiano. E dico poco!

1968

Abbona Felice viene nominato Cavaliere del Tartufo e dei Vini d’Alba.

1971

Il Presidente della Repubblica conferisce a Felice Abbona l’onorificenza di Commendatore della Repubblica.

1973

su invito di Gino Veronelli, nelle Cantine dei Marchesi di Barolo, vengono vinificati in purezza i Crus Storici del Barolo: Cannubi, Coste di Rose e Sarmassa.

1996

All’interno della storica sede Marchesi di Barolo viene aperto il ristorante La Foresteria.

2002

Le 5 storiche Botti della Marchesa Giulia, preservate da oltre un secolo e mezzo, vengono restaurate, ed oggi sono nuovamente usate per l’affinamento del Barolo.

2016

L’azienda Marchesi di Barolo acquisisce Cascina Bruciata, tenuta storica a Barbaresco.

2022

L’azienda Marchesi di Barolo acquisisce Cascina Colombera, tenuta storica a Perno.

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