Capitolo 1
Quando Barolo era solo un paese

Prima ancora che ci fosse il Barolo, c’era già il paese di Barolo, c’era già il castello di Barolo, e c’erano già le Cantine dei Marchesi di Barolo. Dove è nato il Barolo, come testimoniano numerose fonti storiche.

Prima del Barolo, il vino prodotto con l’uva Nebbiolo era generalmente tutt’altra cosa rispetto a quello che conosciamo e apprezziamo oggi: era un vino dolce e frizzante.

Infatti, nel 1787, il futuro Presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson, in visita a Torino, assaggiò un Nebbiolo all’Hotel d’Angleterre e così lo descrisse nel suo diario di viaggio: “Dolce come il vellutato Madera, astringente al palato come il Bordeaux e vivace come lo Champagne”. 

Jefferson era uno statista di prim’ordine, ma avrebbe potuto essere un sommelier di pregio, perché la sua descrizione mette in luce 3 aspetti fondamentali del Nebbiolo dell’epoca:

Dolce come il vellutato Madera

Per la presenza di zuccheri residui dovuti ad una fermentazione incompleta, arrestatasi involontariamente a causa delle fredde temperature notturne autunnali.

Astringente al palato come il Bordeaux

Per l’abbondante presenza dei tannini, tipici del vitigno Nebbiolo.

Vivace come lo Champagne

Per la presenza di anidride carbonica dovuta a rifermentazioni alcoliche accidentali del vino già imbottigliato, causate dall’abbondanza di zuccheri residui ancora presenti e innescate dall’aumento delle temperature in primavera e in estate.

Poi dalla Francia arrivò Giulia, sposa del Marchese di Barolo Carlo Tancredi Falletti, che capì le potenzialità di quest’uva e, insieme a suo marito, seppe creare un grande vino, nobile nella struttura, potente, austero e, finalmente, dopo un lungo affinamento in botte, armonico ed elegante.

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